Può avere un senso, a fronte dell'attuale condizione umana, caratterizzata, entro certi limiti, addirittura dall'acuirsi di problemi quali la miseria materiale, quella spirituale, l'aumento dell'alienazione, il regresso verso pulsioni primordiali attraverso le quali rappresentarsi e rappresentare l'attuale crisi della società, può avere un senso parlare di superamento della condizione umana, così come conosciuta sin qui, da un punto di vista biopsichico? E, di più, questo eventuale superamento spianerebbe la strada verso il raggiungimento di una maggiore felicità?
Questi interrogativi a prima vista possono apparire quanto meno stravaganti, eppure, dal nostro peculiare punto di vista, anch'essi rimandano al problema che ci siamo posti, alle strategie per costruire la felicità umana. Sarebbe qui lungo dare una sintesi del dibattito che si sta sviluppando attorno al concetto di transumanesimo, tuttavia basti per ora, almeno per inquadrare il tema, la sintetica definizione datane per l'enciclopedia di MondOperaio da Riccardo Campa: "Il termine transumanesimo indica una dottrina filosofica appartenente alla famiglia delle ideologie progressiste. Gli intellettuali transumanisti elaborano, studiano o promuovono le tecnologie finalizzate al superamento dei limiti umani. Analizzano i trend, le dimensioni psicologiche, le implicazioni etiche e l’impatto sociale di tali tecnologie, ponendo in luce soprattutto gli aspetti positivi dello sviluppo scientifico, ma senza sottovalutarne i potenziali pericoli. Con lo stesso termine si indica il movimento intellettuale e culturale che, facendo riferimento a tale filosofia, ritiene possibile e desiderabile l’alterazione in senso migliorativo della condizione umana. Per ‘miglioramento’ si intende la limitazione e, possibilmente, l’eliminazione di processi naturali come l’invecchiamento, la malattia e la morte, nonché l’aumento delle capacità intellettuali, fisiche e psicologiche dell’uomo" (ulisse.sissa.it/biblioteca/saggio/2007/Ubib070309s001/?searchterm=campa).
Ma perché ciò dovrebbe avere attinenza col nostro discorso sulla felicità? Per il motivo semplice che il transumanesimo pone il problema di una rottura del paradigma scientifico, così come finora sedimentatosi, con la stessa carica dirompente con la quale i filosofi della felicità sovvertono le mortifere ideologie dell'afflizione dell'uomo. Come continua Campa: "Finora, due etiche della scienza si sono confrontate sul palcoscenico della storia, quella degli utilitaristi e quella dei razionalisti. Per gli utilitaristi la scienza ha senso soltanto se è utile all’uomo. Questa visione è ben rappresentata dal detto baconiano «sapere è potere». I razionalisti ritengono invece che la scienza sia un bene in sé. Questa visione, che trova testimonianze già al tempo dei Presocratici, può essere sintetizzata nella formula: «sapere è dovere». Ora siamo giunti ad una visione nuova che sintetizza gli insegnamenti dell’utilitarismo e del razionalismo ad un livello più alto. Con il transumanesimo, l’uomo giunge alla consapevolezza che: «potere è sapere»".
Cambio di paradigma scientifico dunque, aria nuova e fresca, idee delle quali discutere. Il mulino del Partito della Felicità accoglie in continuazione, tra le sue pale, chiare, fresche e dolci acque e inizia a far girare la sua ruota, per ora lentamente certo, cionondimeno con calmo vigore.
Le considerazioni sulla possibilità di una critica etica al capitalismo, la sottolineatura della negazione che il capitale compie nei confronti del lavoro vivo, oggetto del post precedente, aprono la strada ad ulteriori riflessioni. Partiamo da un assunto: la dialettica pervasiva dell'interezza delle relazioni sociali attualmente dominanti è, e resta, quella capitale/lavoro, al di là dei generosi tentativi di superarla immaginando e creando luoghi interstiziali ove farne cessare la vigenza.
R
Il 6 luglio 1415 veniva arso sul rogo il teologo ceco Jan Hus. Uno dei cardini della sua riflessione è rappresentato dal concetto di verità. Non è qui il luogo, naturalmente, per dar conto della complessità del personaggio e del pensiero da essi sviluppato, tuttavia l'idea hussita di verità, e la sua pratica, restano, forse anche in virtù del coerente martirio sopportato, all'oggi velate di un fascino che i secoli, e la damnatio memoriae operata dai vincitori cattolici, non sono riusciti a scalfire. "Cerca la verità, ascolta la verità, apprendi la verità, ama la verità, di' la verità, attieniti alla verità, difendi la verità fino alla morte", scrive nella Spiegazione della Confessione di fede, nel 1412. 

"L